Redazione

(e mail arrivata a mezzanotte e mezza dell’11 novembre)

Da noi oggi c’è calma e la gente comincia a riprendere il lavoro o la scuol a.
Ho fatto un giro per la città, la prima volta che esco in macchina dopo l’inizio dei disordini: un vero macello.
Fa pena vedere i negozi distrutti, le case saccheggiate…
Per strada trovi computer, climatizzatori, telefoni… tutto a brandelli.
Sembra l’indomani di una fiera.

Sono passato a salutare gli europei che conosco: si sono raggruppati in alcuni hotel della spiaggia, con fuori i militari per proteggerli.
Alcuni hanno perso tutto e aspettano solo di rientrare in Francia.
Si stavano organizzando per rientrare in patria.
Invece la nostra ambasciata non si è fatta mai sentire: forse era troppo presa coi problemi di Abidjan.

Comunque, fin ora, da quel che mi risulta, non ci sono state aggressioni contro italiani… però se ritorna il caos, qui non distinguono italiano o francese: siamo tutti dei bianchi.

Quanto ai missionari nel nord del paese, ho telefonato a p. Lionello, nostro responsabile: da Abidjan è in contatto con tutti e, da quel che ha sentito per telefono, sono in una relativa calma: in "zona ribelli" c’è meno tensione che al sud, dove invece i giovani si sono rivoltati contro i francesi.
Era stata tagliata la corrente elettrica e l’acqua potabile (perché da quando è scoppiata la guerra, al nord non hanno mai pagato le fatture), però da ieri tutto è stato ripristinato.

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