Redazione

L’incontro tradizionale della Veglia dei Lavoratori il 30 aprile, quest’anno, si terrà a Missaglia, presso la parrocchia di S. Vittore, alle ore 20,30. Pregheremo con il Cardinale e con tutti coloro che vorranno rappresentare il mondo del lavoro e la propria ricerca di umanità nella fede del Signore, ogni giorno.

Ci ritroviamo alla vigilia del primo Maggio poiché ci sentiamo di benedire il Signore per il dono che ci fa, per l’intelligenza che ci permette di sviluppare la potenza e le forze del creato, per la responsabilità di intervenire per migliorare la condizione della famiglia umana. Ma il nostro tempo ha anche grandi difficoltà di collocamento, di inserimento, di insicurezza propri del mondo del lavoro.

Il Primo maggio di quest’anno è il 50° anniversario della festa di S. Giuseppe Lavoratore (1955-2005). In tale occasione anche le ACLI festeggiano il 60° della loro fondazione. Così, a Roma, in piazza S. Pietro, il Papa ha invitato i lavoratori alle ore 10 per un incontro di festa e di ringraziamento. Ci sentiremo uniti a tutti i lavoratori in questo cammino che abbiamo cercato di percorrere alla luce della fede.

In sintonia con il progetto pastorale diocesano, il tema della veglia farà riferimento a “ Lavoro ed Eucaristia” poiché l’uno e l’altra si richia-mano profondamente alla nostra operosità e alla nostra fede.

A messa, ci ritroviamo con una umanità con cui camminiamo ogni giorno, ed ora, fianco a fianco, nella navata della Chiesa. Conosciuta o sconosciuta, abita sul nostro territorio e porta gli stessi problemi di convivenza, anche se sparsa in aziende e realtà diverse, nei giorni feriali. Quando ci troviamo insieme, ci accorgiamo che ciascuno cerca dal Signore un senso e sta ten-tando di ricuperare i valori che sembrano persi.

E se chiediamo tutti perdono, all’inizio della Messa, lo spazio di ricerca non è solo quello familiare, ma anche sociale; è il tempo del lavo-ro poiché lì sviluppiamo la nostra operosità, le nostre competenze e il nostro contributo accanto a quello di tutti. Lì s’incrociano tensioni, liti e fatiche, lì la convivenza si fa difficile e la so-lidarietà spesso è faticosa poiché scattano individualismi e volontà di sopraffazione.

Nella stesso modo la Parola del Signore ci obbliga a ripulire la nostra lavagna interiore e i nostri schemi. Essa ci invita all’ascolto e a ripensare, con sapienza, ai rapporti personali, familiari, sociali, politici; e, in fila, ci sono anche i colleghi di lavoro, i dipendenti e i superiori. La predica entra nel profilo delle verifiche, anche se, spesso, il sacerdote va aiutato a conoscere questo mondo di lavoro che è estraneo nei suoi parametri.

La preghiera dei fedeli ci chiama in causa nella lettura della nostra vita e del mondo, così le impotenze e le pigrizie prendono la strada di una ricerca più costruttiva.

Ma è all’offerta dei doni, che il lavoro viene scoperto come elemento fondamentale dell’Eucaristia, poiché pane e vino e tutto ciò che ci circonda sono “frutto della terra, della vite e del lavoro dell’uomo e della donna”. Quel pane e quel vino diventano corpo e sangue di Cristo: il lavoro permette di offrire ristoro e cibo e permette la presenza del Signore per la rinnovazione, per il perdono, per la solidarietà tra noi.

Quella presenza, quindi, invita a spezzare il pane e ricorda le scelte, le condivisioni, le solidarietà, il motivo della propria operosità.
Se si è spezzato il pane (o almeno lo si è desiderato), se abbiamo pregato il Padre per le sette domande fondamentali dell’esistenza e se ci siamo accostati alla comunione, riceviamo una forza nuova per riprendere un cammino di pace nell’esperienza quotidiana.

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