Redazione

«I Clerici?».
«Sì, la famiglia Clerici, mercanti lariani che dal Quattrocento si sono arricchiti con il commercio dei tessuti e che poi sono diventati illustri membri del patriziato ambrosiano. Non ne ha mai sentito parlare?», dice osservandoci con aria di bonario rimprovero. «Beh, sì… Avevano palazzi e ville anche a Milano, se non ricordiamo male».
«E non solo lì. I Clerici, da quando avevano cominciato a prestar denari al ducato, avevano messo insieme una fortuna colossale, in terreni e prestigio», spiega l’uomo, alzando eloquentemente un sopracciglio.
«Fu Giorgio Clerici, alla fine del Seicento, a far costruire questa villa, proprio là dove i suoi avi erano stati semplici pescatori».
«Un rifugio dorato, cioè», lo interrompiamo noi, volendo mostrarci ben informati. «Ma quale rifugio e rifugio!», sbotta il vecchietto agitando la pipa.
«Questa era una villa di delizie».
«Ovvero?».
«Ovvero una villa dove organizzare feste grandiose, con centinaia di invitati, principi, dame del gran mondo e teste coronate, in un susseguirsi di danze e pranzi luculliani, tra divertimenti e sorprese d’ogni genere».
«E da allora qui nulla è cambiato, giusto?». «Sbagliato», ci corregge ancora l’inaspettato cicerone. «Perché la villa fu comprata nel 1801 da Gian Battista Sommariva, avvocato ricchissimo e amico di Napoleone. Un bel soggetto, glielo assicuro». «Perché, scusi, cosa ha fatto?».
«I suoi interessi, soprattutto, mischiandoli un po’ troppo con quelli della collettività… Era arrivato perfino a essere nominato vicepresidente della neonata Repubblica Cisalpina, ma la sua gestione non proprio cristallina della cosa pubblica lo costrinse infine ad abbandonare la vita politica».
«E venne a ritirarsi qui, a Tremezzo…». «Esattamente, ma solo dopo aver trasformato la dimora dei Clerici secondo i sui gusti e dopo averla munita di un parco magnifico». «Strano…», osserviamo un po’ sospettosi. «Al contrario. Il Sommariva era un appassionato botanico e un esperto agronomo: mantenne il giardino all’italiana creato da Clerici, inserendolo però in un variegato contesto paesaggistico, fatto di boschetti, di vigne, di orti e di campicelli».
La storia si fa sempre più interessante.
«E le statue?»
continua…

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